le caratteristiche - Elefantino Bianco

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le caratteristiche

i nostri consigli > un pò di storia sui tappeti

Qualche nozione sul tappeto orientale antico e moderno

Come per ogni oggetto d'arte, anche nel caso del tappeto esiste una sorta di gerarchia. Sopra tutti vi sono dei pezzi talmente rari ed eccezionali che sono riservati ai musei o a pochissimi amatori molto fortunati (e di notevoli possibilità economiche).Un tappeto viene definito d'epoca - secondo la legislazione di dogana - quando è stato realizzato da almeno cento anni, quando cioè non si erano fatte ancora sentire le influenze dell'esportazione; antico quando è stato tessuto nel corso del secolo ed ha almeno trenta anni di età (periodo in cui la composizione mostra la fusione di differenti tradizioni tribali e regionali); moderno quando ha meno di 30 anni.I tappeti moderni sono prodotti generalmente in un'ottica strettamente commerciale e sono più accessibili alla generalità dei compratori.Chi ama i tappeti e desidera realizzare nel tempo una simpatica raccolta, può soddisfare il suo hobby anche senza spendere una fortuna. Infatti un tappeto può diventare un pezzo da collezione anche se non è veramente antico: l'importante è che si tratti di un pezzo raro, non comune e soprattutto ottimamente tessuto.Va ricordato che alcuni tappeti antichi recano la data della loro realizzazione su un lato: ovviamente tale data è espressa secondo il calendario musulmano e in caratteri orientali.Dobbiamo però tenere presente che la data intessuta su di un tappeto non ne stabilisce sempre l'età in quanto, trattandosi di pochi punti annodati, a volte si prestano ad essere cambiati. La data va quindi considerata dopo aver analizzato e datato il tappeto nella sua complessità.In termini d'investimento finanziario l'acquisto più sicuro è certamente quello di un tappeto d'epoca, anche se i prezzi in questo caso non sono alla portata di tutte le tasche. Sia nei luoghi d'origine che in Occidente, infatti, i tappeti d'epoca sono i pezzi che costano di più. D'altra parte va detto che in Oriente di manufatti antichi oggi ne esistono pochissimi, e quelle vere rarità sono tenute ben strette dai loro possessori.Non riponete troppa fiducia nell'illusione di fare grossi affari acquistando direttamente dalla produzione perché, paradossalmente, spesso si trova una maggiore scelta in Europa e in America del Nord, sia dal punto di vista dei prezzi sia della varietà, che nei paesi di fabbricazione.D'altra parte dobbiamo ricordarci sempre che la convenienza economica dell'acquisto è associata alla qualità: chi non è preparato, in grado cioè di valutare la qualità del manufatto che intende acquistare, rischia di pagare un prezzo secondo lui giusto per un articolo sbagliato.Se i tappeti antichi sono riservati a pochi fortunati, si possono trovare ancora sul mercato parecchi pezzi vecchi (cioè che sono stati realizzati 40-50 anni fa) che hanno prezzi più accessibili (dai 2 ai 5 milioni di lire). Questi tappeti non rappresentano ancora un vero investimento finanziario, anche se col tempo la loro crescente rarità si riverserà inevitabilmente sul loro valore.I tappeti moderni invece, in particolare quelli che riproducono le più belle tessiture d'epoca (anche se interpretate secondo il gusto e la cultura del moderno tessitore), che sono realizzati con le lane migliori e che sono tinti nel modo tradizionale (cioè con coloranti naturali) diventeranno certamente l'investimento dell'avvenire.Nel campo del tappeto moderno, la Persia rappresenta attualmente il paese che vanta la maggiore produzione, seguito a ruota dalla Turchia; anche la Cina, nella quale si realizzano molte imitazioni di tappeti persiani, il Pakistan e l'India vanno annoverati fra i produttori più importanti.


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IL MATERIALE


Molto importante è la distinzione dei materiali con i quali sono fatti i tappeti, materiali che sono essenzialmente la lana, il cotone e la seta.Riconoscerli è abbastanza facile, semplicemente toccandoli: la lana è calda e pelosa, il cotone freddo e asciutto, la seta fine, liscia e scorrevole.Se si hanno dei dubbi, si può ricorrere ad uno stratagemma piuttosto semplice, la cosiddetta prova del fuoco: basta bruciare una piccola parte della fibra che al fuoco reagisce in modo diverso a seconda della sua natura: la lana brucia lentamente scoppiettando e si fonde in un unico blocco che emana un odore simile a quello dei capelli bruciati; il cotone ha l'odore del legno bruciato o della carta e forma una cenere bianco-grigia che si dissolve facilmente; la seta non brucia a fiamma viva, ma si spegne lentamente formando una cenere chiara o marrone chiaro che ha un odore simile a quello della lana; la seta sintetica, poi, si distingue per l'odore pungente e acido.
La lucida, sottile e soffice lana è la materia base per la tessitura dei tappeti. In Persia e nel Turkestan vive un curioso tipo di pecora dalla coda adiposa. Quando i pascoli sono abbondanti l'animale concentra tutto il grasso nella coda formando una specie di fiocco, raggiungendo talvolta il peso di venti chili. Questa pecora è dotata di una lana finissima e molto resistente.
Nel territorio del Kirman, in Persia, capre bianchissime danno una lana lucida e molto resistente. Nell'Anatolia, in Turchia, esiste un tipo di pecora che sin dall'antichità aveva fama per la finezza delle sue lane. I tappeti dell'Asia centrale contengono molta lana di capra, generalmente i tappeti fatti dai nomadi hanno anche la trama e l'ordito di lana e perciò anche la frangia. Per alcuni tappeti di particolare finezza si usa lana di agnello che rende assai morbida la superficie, anche la lana di cammello viene adoperata da sola o mescolata con lana di pecora, talvolta la lana di cammello viene usata con i colori naturali.
La seta fu adoperata unicamente per i tappeti ad uso della corte persiana, con la trama e l'ordito pure in seta si raggiunge il massimo della finezza e della sontuosità, specialmente quando nelle trame si inseriscono fili d'oro e d'argento, i quali però rimangono volutamente scoperti. Fra questi preziosi tappeti esiste un'altra specie dalla superficie in lana e la trama e l'ordito in seta, l'accoppiamento dei due materiali rende possibile un'annodatura più fitta.
Presso le popolazioni nomadi, che eseguono tutt'ora il vecchio metodo, la tosatura della pecora si fa generalmente a primavera avanzata. La bestia prima della tosatura è sottoposta a un lavaggio sulle rive dei fiumi. Dopo la tosatura la lana viene lavata una seconda volta nel fiume o in grandi recipienti, viene calpestata con i piedi e poi stesa ad asciugare all'aria. Quindi si procede alla fase della filatura, effettuata ancora con i metodi tradizionali, e poi alla tintura.


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LA TINTURA

Uno dei pregi maggiori del tappeto orientale sta nella seducente bellezza delle tinte e della loro armoniosa fusione. I popoli dell'Asia nel tingere le lane ottengono sfumature calde, smaglianti, sobrie che combinate nella fantasiosa disposizione del disegno, animano il tappeto con giochi di colorazione suggestiva e del tutto inconfondibili. Ai popoli dell'Asia, la natura ha fatto persino il dono di antivedere le alterazioni cromatiche che il tempo darà al tessuto e di questa capacità essi si avvalgono con sapiente accortezza.

Secolari sono le segrete formule delle tinte, ora vegetali, ora animali.

  • il rosso si estrae dalla robbia tinctoria, pianta assai comune in Persia e in tutto l'Oriente, la cui radice dona un rosso mattone che varia di gradazione secondo il luogo di provenienza. Il rossi carminio si ricava dalla cocciniglia, dal succo di ciliegia, nonché dai petali di alcuni fiori.

  • il giallo rossastro si ottiene dallo zafferano selvatico, mentre dallo zafferano domestico si ricava il giallo puro, invece un giallo chiaro si ottiene dalla distillazione della radice di kurkuma.

  • l'azzurro si ottiene dalla distillazione della scorza d'indaco, usato anche dagli antichi egizi, che cresce rigoglioso in Cina e in India.

  • il verde si estrae, oltre che da una infinita varietà di foglie, dal mallo delle noci.

  • il nero, usato raramente, si ricava dall'ossido di ferro, e questa è la sola tinta ricavata da minerali.

Da queste tinte, accortamente diluite e sapientemente miscelate, gli orientali ottengono tutte le sfumature desiderabili in aggiunta al bianco dato dalla lana naturale; per certe tonalità bruno rossastre si ricorre alla lana di cammello allo stato naturale, ricca fra l'altro di gradazioni. Specialmente presso le tribù nomadi, alle quali piace abbandonarsi all'imprevisto, nel cominciare la lavorazione di un tappeto non si tiene sempre esatto calcolo della quantità necessaria delle lane tinte, così che a un certo punto, esaurita la lana di un dato colore, per compiere l'opera si deve tingerne della nuova, che difficilmente si riesce ad ottenere nella stessa gradazione: l'inconveniente non preoccupa il tessitore, che spesso ne trae pretesto per ottenere i non disprezzabili effetti pittorici. Questa e non altra è la causa delle diversità cromatiche che si riscontrano nei tappeti, che vengono detti striati o abrash e che, nonostante l'anomalia cromatica, nulla perdono del loro pregio; anzi la striatura, per il conoscitore costituisce una singolare attrattiva.
L'uso delle tinture sintetiche viene adottato verso la fine del 1800 agli inizi del 1900. Alcuni anni fa, la Persia tentò di frenare l'invasione dal colorante chimico, tuttavia prevalse il basso prezzo e l'assoluta praticità che fa risparmiare tempo e fatica considerando il faticoso lavoro richiesto dall'annodatura che richiede quaranta, cinquanta nodi al centimetro quadrato e più. Se si pensa al continuo e paziente cambio di lane imposto dal disegno, possiamo capire la loro rinuncia alle antiche formule asiatiche.


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IL DISEGNO

Sul tappeto la fantasia orientale e la infinità varietà dei disegni ci aiuta a distinguere i vari centri di produzione e con questi l'epoca; poiché ogni regione svolge una propria concezione geometrica con delle proprie caratteristiche, fedele alle proprie tradizioni. Ogni motivo ha un significato particolare che si tramanda di generazione in generazione ed è rivelatore della origini di ciascuna famiglia di tappeti. Perciò con relativa facilità si possono distinguere i gruppi di origine: Persia, Caucaso, Asia Centrale, Cina, Asia minore, tutto questo si intende riguarda i tappeti antichi o vecchi perché i paesi in cui non c'è una tradizione secolare del tappeto prendono in prestito i disegni e li applicano ai loro tappeti; alcuni commercianti disonesti ne approfittano vendendo questi tappeti al posto di quelli originali, per esempio, Tabrizbaf che non è Tabriz ma bensì bulgaro; Nainbaf che è pakistano; Bukara che sono spesso fatti in Pakistan.
Presso le popolazioni musulmane ortodosse l'influenza religiosa ebbe una parte non trascurabile nella produzione del tappeto imponendo la rinuncia alla produzione della figura umana e permettendo solo alberi, fiori e oggetti inanimati. La Persia non fu sottoposta ad alcuna limitazione nel campo figurativo, avendo abbracciato la religione islamica sciita e per conseguenza il suo tappeto può essere ravvivato da centinaia di figure umane e di animali. E in vero il tappeto persiano si stacca completamente da quello annodato nelle altre regioni, è un insieme armonico, leggiadro e allo stesso tempo vigoroso, con la preziosità di una miniatura. Su un vecchio tappeto del sec. XVI troviamo scritto " Questo non è un tappeto, è una rosa bianca, è un parato che somiglia agli occhi dalle vere Uri". Nel gruppo dei tappeti caucasici predominano, ma con una buona riuscita tendenza a stilizzare, i disegni geometrici, la figura umana, quelle di animali fiori, sparsi senza ordine nel campo fitto di piccoli rombi, di stelle a punta di quadrati, di triangoli e di altri motivi disposti asimmetricamente. Fanno eccezione i tappeti Kasak a disegni piuttosto grandi e a larghe linee.
La produzione dell'Asia centrale o del Turkestan, pur attenendosi ai disegni geometrici, ha una spiccata simpatia per la simmetria e la regolarità tanto nella forma quanto nella disposizione. Un motivo che figura spesso sui tappeti turcomanni, specialmente su quelli Bukara, è la così detta zampa di elefante. Nell'Asia minore i tipi sono molto vari: disegni a linee spezzate, figure stilizzate, quasi geometriche, tanto da confondersi con la produzione caucasica. Spesso invece la decorazione è floreale con derivazione persiana. I tappeti da preghiera sono originari dell'Asia minore, questi offrono disegni architettonici assai vicini all'arte araba, con un arco moresco sostenuto da esili colonne che nel simbolismo islamico corrisponde alla nicchia del mistico Mihrab della moschea.


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Il giusto valore di un tappeto

L'acquisto di un tappeto può costituire un ottimo investimento. Perché ciò si verifichi occorre che l'acquisto avvenga a buone condizioni e che siano state seguite alcune indicazioni che vi consentiranno di evitare delle disillusioni. La prima cosa da tenere presente è che il tappeto sia autentico.Bisogna distinguere tra un tappeto annodato a mano e un tappeto di tipo orientale, senza pretesa di valore artistico, di prezzo assai minore (anche se alcuni di questi, in genere fabbricati in Belgio, sono delle interessanti riproduzioni). Queste imitazioni si possono facilmente riconoscere per quella sensazione di rigidità causata dall'impiego di fibre sintetiche e non naturali: il tappeto fatto a mano offre una sensazione di malleabilità e sofficità quando se ne ripiega un angolo. Occorre ricercare dei segni caratteristici esaminando il retro del tappeto: è l'assenza dei nodi a costituire la vera differenza. Nel tappeto realizzato meccanicamente, dove manca l'annodatura, i fili del pelo, invece di essere disposti in fila nel senso della larghezza, lo sono nel senso della lunghezza. In un tappeto autentico, esaminandone il retro, ci si accorge che i fili di lana avvolgono i due fili della catena che servono loro da supporto.L'identificazione precisa della regione di provenienza di un tappeto richiede vaste conoscenze che evidentemente non sono alla portata di tutti, ma una certa approssimazione può essere raggiunta attraverso l'esame della tecnica di fabbricazione (varietà dei nodi) e la natura dei materiali usati per la tessitura (ordito e trama). Per la seconda ricordiamo che generalmente si utilizza la tessitura:

  • in cotone in Iran (tranne che i Chiraz, certi Belucistan e Luristan, che impiegano la lana), in Pakistan, in Cina e in India;

  • in lana in Afghanistan, nel Caucaso, in Asia Centrale e Turchia (tranne che i Ghiordes, Sivas e Cesarea);

  • in seta per certi pezzi di gran prestigio realizzati nei più importanti centri dell'Iran, della Turchia, della Cina e dell'India.

A determinare il valore di un tappeto concorrono diversi elementi. Vediamone i principali. LA DIMENSIONE. È ovviamente un elemento basilare. I prezzi più convenienti vengono applicati ai tappeti di piccolo formato, naturalmente se si considerano solo le produzioni attuali e non certi piccoli tappeti da collezione, ora rarissimi e costosissimi, talvolta chiamati impropriamente tappeti da preghiera, anche se non vi è la presenza di motivi religiosi. Le dimensioni medie di un tappeto del formato dozar sono 2,20 x 1,30 metri; del formato kelley 3 x 1,50 metri; del formato Kénaré 3,10 x 0,75 metri; per il formato Namasé (tappeto da preghiera) 1,40 x 0,80 metri.
IL MATERIALE.
Il tappeto in seta è certamente il più costoso. Tutti i tappeti in seta Ghoum, Héréké, Isfahan, Kachan, Hériz e Tabriz sono in rialzo perché assai ricercati. La lana e il cotone rappresentano invece i materiali correntemente impiegati.
L'ETÀ E LO STATO DI CONSERVAZIONE.
I più cari sono i tappeti antichi, in particolare quelli che hanno resistito meglio alle ingiurie del tempo e dell'uso. Lo stato di conservazione nel tappeto non moderno incide sostanzialmente sulla valutazione e quindi sul prezzo.
LA PROVENIENZA.
Certi centri di produzione sono più ricercati di altri per l'ottima qualità dei loro prodotti.

LA RARITÀ DEI MOTIVI.

Oggi i modelli con motivi geometrici, specialmente quelli caucasici, sono molto apprezzati, in quanto espressione autentica ed artistica di una cultura non scritta che trovava sfogo in simboli e colori. I manufatti persiani di manifattura cittadina, essendo copiati da precisi cartoni preparatori, sono meno artistici e contraddistinti da un decoro più folto e di maniera.

LA DENSITÀ DEI NODI.

È l'elemento che determina la solidità dell'opera. I tappeti annodati a mano comportano diverse centinaia di migliaia di nodi al metro quadrato e in certi esemplari fino a un milione.
LA VARIETÀ, LA RICCHEZZA, L'ARMONIA DELLA DECORAZIONE E DEI COLORI. Gli amatori sembrano preferire i toni pastello, comunque in questo campo le mode sono assai variabili nel tempo e sono quelle che dettano legge nel mercato.
Ad ogni modo, di fronte ad una distribuzione che si va facendo sempre più variata occorre sempre tenere presente una regola d'oro quando si decide di acquistare un tappeto orientale: mai comprare un tappeto anonimo da un mercante sconosciuto.


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Il mercato del tappeto

Oggi chi intende comprare un tappeto, nella maggior parte dei casi, ricerca quel tappeto di villaggio dove l'annodatore esprime nella tessitura la propria cultura, mentre è in netta diminuzione l'interesse verso quei prodotti delle grosse manifatture che si dedicano a prodotti assolutamente commerciali.Di conseguenza, sul piano strettamente decorativo, il mercato è decisamente orientato verso quei tappeti dal disegno geometrico o fortemente stilizzato.Va segnalata anche una nuova tendenza verso il tappeto puramente decorativo: si tratta di nuove manifatture che creano tappeti ispirati a disegni antichi leggermente modificati, utilizzando per lo più i coloranti naturali e la lana migliore, che spesso viene addirittura ritorta a mano. Il risultato di tutto questo lavoro è un tappeto che al grande effetto estetico unisce un notevole valore sul piano della qualità.


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L'acquisto del tappeto

Meta turistica ormai popolare, la Turchia è il paese ove esiste la maggiore scelta di tappeti, sia per la qualità che per il prezzo. Istanbul, in particolare, è diventata un grosso mercato, dove arrivano tappeti da tutta la Turchia e dal Caucaso. Si tratta però di un mercato non specializzato, rivolto soprattutto al turismo, in cui spesso ci si trova di fronte a degli autentici... fondi di magazzino!
Non cadete nell'errore abbastanza comune di credere che un tappeto acquistato nel suo paese d'origine sia certamente di qualità e meno caro che in Occidente. Un tappeto acquistato in un bazar orientale può essere un bidone o, se di qualità, costoso esattamente come in un negozio di Milano o Londra; talvolta anche di più.Ricordate che si compra bene dove sappiamo cosa compriamo e che, nella maggior parte dei casi, si compra meglio un tappeto proprio... in Italia! È tutta una questione di fiducia: la cosa fondamentale nell'acquisto di un tappeto è la qualità, e quindi occorre rivolgersi a delle persone delle quali, per la loro reputazione, ci si può fidare.Se, ad ogni modo, decidete di comprare un tappeto durante un viaggio, è bene che osserviate qualche elementare cautela.Diffidate sempre delle spese supplementari e dei regolamenti sugli acquisti personali. Queste spese comprendono l'imballaggio, la manutenzione e la spedizione, oltre alle tasse di importazione ed esportazione. Tutte queste spese supplementari si aggiungono al prezzo di acquisto, per cui il costo globale può alla fine essere notevolmente più alto di quello che avevate calcolato inizialmente.In Occidente le gallerie specializzate nella vendita di tappeti costituiscono un ottimo indirizzo per l'acquisto sicuro: infatti esse dispongono in genere di un personale competente, vi offrono tutto il tempo necessario per effettuare la giusta scelta e, spesso, vi offrono la possibilità di portare il tappeto a casa vostra a titolo di prova, in modo da esaminarlo nel vostro ambiente.Il settore tappeti dei grandi magazzini propone dei pezzi che talvolta sembrano meno cari di quelli che potete trovare nei negozi specializzati, ma la scelta in genere non è amplissima e avete poche possibilità di trovarvi dei tappeti di qualità.
L'acquisto di un tappeto nelle vendite all'asta richiede una certa conoscenza dei meccanismi di questo particolare tipo di vendite, per cui è bene confrontare i prezzi dei tappeti messi all'asta con quelli proposti dai mercanti e accertarsi se vi sono delle spese supplementari al prezzo di aggiudicazione. Va anche detto che i cataloghi di vendita di alcune case d'asta rendono possibile, attraverso i prezzi di stima e la pubblicazione dei risultati (che spesso sono rappresentativi dell'intero mercato), seguire le attuali tendenze dei prezzi.Infine, ricordate che un pezzo acquistato in un'asta non potrà essere cambiato se vi accorgete che l'acquisto non si adatta alle vostre esigenze, o se non corrisponde all'attribuzione stessa dell'oggetto.Per soddisfare la domanda crescente di tappeti, negli ultimi anni si sono moltiplicati i punti di vendita: ai tradizionali negozi, ai grandi magazzini, e alle vendite all'asta si è venuto ad affiancare un numero incredibile di televendite, cioè di quelle vendite tramite televisione che, soddisfatti o rimborsati a parte, concedono poco o nulla al vostro legittimo diritto di controllare ciò che state acquistando.Nel caso di un acquisto tramite tele imbonitore le normali cautele che ogni acquirente di tappeti deve avere vanno moltiplicate per mille: se proprio volete, accettate solo quelle offerte che vi consentono la restituzione delle merce che non vi soddisfa. Restituzione, naturalmente, senza alcuna spesa, a qualsiasi titolo, da parte vostra.


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Come riconoscere i bluff

Tra i trucchi più frequenti per far sembrare più antico un tappeto vi è quello di cambiare le cifre della data, riannodandola in modo da rendere il tappeto più antico di qualche decennio: per scoprire il trucco bisogna esaminare i nodi della data molto attentamente e confrontarli con quelli della zona circostante.   Per invecchiare rapidamente un tappeto che non lo è si ricorre al semplice mezzuccio di stendere il tappeto per terra e farvi passare sopra degli animali, lasciarlo scolorire leggermente dal sole, attendere pazientemente che la polvere faccia il suo mestiere. Nelle città basta lasciarlo qualche tempo vicino ad una strada principale perché il traffico intenso di auto, camion e bus provveda ad un rapido invecchiamento. Dopo un bel lavaggio, il tappeto viene offerto all'incauto acquirente ad un prezzo... da furto.
Come difendersi da queste falsificazioni? Bisogna dire che raramente questi trucchi riescono ad essere talmente perfetti da ingannare un attento osservatore: basta esaminare il tappeto in vari punti ed osservare la base dei nodi, che difficilmente può essere modificata nel modo sopra detto. Comunque si consiglia di diffidare sempre di quei tappeti che presentano parti che appaiono più sbiadite di altre.Molto più difficile è riconoscere il falso tappeto che è stato invecchiato e sbiadito attraverso un lavaggio chimico: con questo sistema infatti si ottiene la stessa perdita di lucentezza, resistenza e flessibilità delle fibre che avviene con il trascorrere del tempo. Tuttavia questo trattamento indebolisce notevolmente il pelo che, al tatto, apparirà molto secco, come se fosse finto.Una pratica abbastanza diffusa è anche quella di nascondere, senza ricorrere ad un vero restauro (ritenuto troppo costoso), qualche difetto causato dal tempo e dall'usura, ma è abbastanza facile accorgersene. Un occhio che non abbia troppa fretta può notare dal rovescio del tappeto le riparazioni rese necessarie da un buco o uno strappo; sempre un attento esame del rovescio ci rivela qualche zona riannodata per rinfoltire il pelo dove era eccessivamente consumato.Un altro trucco è quello di pitturare il tappeto nei punti dove l'usura del pelo ha raggiunto il suo massimo, portando alla luce la trama e l'ordito. Osservando il rovescio del tappeto, o passando il vello con un panno chiaro leggermente umido, ve ne accorgerete immediatamente.Nemmeno un certificato di garanzia, magari accompagnato da una dichiarazione doganale, può renderci sicuri che la provenienza del tappeto sia autentica. Anche qui potrebbe esserci il trucco. Abbastanza diffuso è il sistema di inviare in Oriente dei tappeti annodati meccanicamente a delle ditte consociate, dove vengono prima immagazzinati, quindi reimportati con il loro bel certificato di garanzia, ovviamente nella lingua del luogo, e i bolli dei diritti doganali. Anche se la cosa può apparire complicata, i truffatori realizzano ugualmente un notevole guadagno, poiché la differenza di prezzo fra un autentico tappeto annodato a mano e un falso meccanico è molto elevata. Il certificato va rilasciato sul retro di una fotografia dello stesso timbrata dal rivenditore.Le macchine per la tessitura dei tappeti d'altra parte erano già presenti verso la metà del '700; nel 1805 Jacquard inventò un telaio meccanico che rese il lavoro molto più semplice e quindi il suo uso diventò piuttosto frequente.Se avete qualche dubbio, richiedete al venditore un certificato, debitamente firmato, non solo della provenienza dello stesso, ma che dichiari anche che il tappeto sia interamente annodato a mano.Con il grande interesse che si è venuto a creare in questi anni attorno ai tappeti, essi sono diventati un grosso affare e molte zone diverse da quelle tradizionali sono diventate centri di produzione con articoli di imitazione non sempre di buona qualità.Pakistan, Bangladesh, Bulgaria, Romania ed i paesi del Maghreb sono oggi grossi produttori di tappeti annodati che invadono coi loro prodotti di bassa qualità i mercati occidentali.I tappeti di imitazione sono presenti in gran numero sul mercato europeo e statunitense. Va detto, comunque, che è sempre meglio possedere una buona imitazione che un brutto tappeto originale.


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La vendita del tappeto

Se volete vendere il vostro tappeto indirizzatevi sempre a un mercante o a un negozio specializzato di fiducia. Tenete presente che vi possono essere differenze di prezzo anche notevoli tra un paese e l'altro, così come nella vendita in uno stesso negozio da un anno all'altro.La vendita attraverso le case d'asta possono risultare talvolta imprevedibili, anche se con questo mezzo potete avere la speranza di spuntare il miglior prezzo possibile, più alto di quello che potreste ottenere in un negozio specializzato dove la somma che riceverete potrebbe essere alquanto inferiore al prezzo di vendita finale.


 
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